La prevenzione dei disastri è razionale sul piano scientifico ma non su quello politico

 

Di Carlo Pelanda (12-1-2005)

 

Nel 1988 l’allora Segretario generale dell’Onu Xavier Perez De Cuellar istituì un gruppo di esperti con il compito di disegnare il Decennio per la riduzione delle conseguenze dei disastri naturali (UN-IDNDR). Questa rubrica, in configurazione accademica, fece parte di quel gruppo interdisciplinare. Che tentò di definire uno standard globale di prevenzione a cui vincolare le nazioni, in base ad un principio razionale: si può dimostrare che se spendi 10 prima del disastro per ridurne gli effetti allora risparmi 100 dopo. E una delle simulazioni per provare tale concetto riguardò proprio il caso di uno tsunami catastrofico nel Pacifico. Ma l’interazione con i governi fece subito capire che la formula razionale sul piano scientifico non era applicabile su quello politico. In riunioni a porte chiuse, in parecchi Paesi, i politici argomentarono – con l’eccezione di Tokyo - in tre modi l’impraticabilità della prevenzione: (a) senza l’evidenza del pericolo è difficilissimo ottenere il consenso per dedicare risorse di bilancio alla sicurezza preventiva; (b) la politica di prevenzione comporta una responsabilità eccessiva di risarcimento in caso di disastro non contenuto, meglio definire la catastrofe come evento incidentale e concentrarsi, invece, sulla preparazione di soccorsi, questo il vero punto critico per il consenso; (c) la comunicazione che un’area è a rischio sismico, alluvionale o altro può provocare dei danni economici superiori – turismo, valore dei terreni, ecc. - a quelli del disastro quando si avvera. In sintesi, per la politica è più “conveniente” investire su una buona gestione di un’emergenza che tentare di evitarla. Infatti la prevenzione tende a svilupparsi settorialmente solo dopo eventi catastrofici, per esempio un sisma distruttivo che crea il consenso per nuovi standard edilizi. Ma non riesce ad essere anticipativa per altri e futuri rischi. Nel 2005 la situazione non è cambiata. Il punto: sarà possibile trovare un modo per istituire uno standard mondiale di prevenzione razionale? Nel 1989 questa rubrica, con idealismo giovanile, propose di forzare la cosa istituendo un diritto umano alla sicurezza da imporre alle nazioni. Respinto. Oggi, intanto la tecnologia è evoluta, si potrebbe generare HOME (HOlitisc Model of Earth) come piattaforma scientifica in grado di rappresentare il complesso dei rischi a cui è esposta ogni singola area del pianeta e farlo sapere agli interessati. Ma i governi non finanzieranno un sistema che li metterebbe in difficoltà. Quindi la gente continuerà a morire per catastrofi evitabili e i politici a vantarsi della bontà dei soccorsi.

Carlo Pelanda         



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